Mancano poco meno di 100 giorni all’inaugurazione della XIV edizione della Conferenza ASITA. Il Consiglio Scientifico della Federazione con questo post vorrebbe aprire un filo diretto con il mondo della Rete, partendo da TANTO e –magari attraverso gli imperscrutabili e imprevedibili legami che si creano nel www- arrivare sulle tante homepage, blog, riviste digitali che compongono la ragnatela della comunità geomatica italiana.
Vorremmo raccontare anche un po’ cosa avviene “dietro le quinte”, un po’ del lavoro svolto dal Consiglio Scientifico (CS) della Federazione, coinvolto, ormai da quasi tre lustri a partire da ogni mese di aprile, secondo un calendario cadenzato dalle classiche deadline e incombenze organizzative. Forse potrà interessare la comunità mettere in risalto qualche dato, qualche notizia, giusto per prendere confidenza con il mondo di ASITA. Approfittando del mio ruolo di presidente pro-tempore di questo organismo e coadiuvato dai miei colleghi, partiremo proprio dalle pagine di TANTO.
Questa è la prima edizione della conferenza curata da un consiglio potenziato e in parte rinnovato nei suoi componenti. Ne abbiamo dato notizia qui. Quello è un primo comunicato in cui abbiamo riportato le motivazioni che hanno indotto le quattro associazioni che costituiscono la Federazione a questa scelta e in cui è espresso un proposito. Questo post è un primo effetto di tale intendimento.
Il programma preliminare della conferenza è stato pubblicato sul sito ASITA e diffuso pochi giorni fa: lo trovate qui.
Riportiamo alcuni dati riguardanti le proposte di contributi tecnico-scientifici pervenuti al CS. In totale sono stati inviati circa 370 abstract. Suddivisi per discipline o macro-temi, circa 85 riguardano argomenti relativi alla topografia e alla fotogrammetria; 65 trattano di temi prettamente cartografici, mentre circa 80 sono relativi al telerilevamento; infine, circa 140 espongono argomenti riguardanti i sistemi informativi geografici.
Sono valori che rispecchiano, sia nel totale, sia nella distribuzione appena esposta, quanto già riscontrato nelle ultime edizioni. Naturalmente, sono numeri puramente indicativi della loro distribuzione perché spesso i progetti, gli studi e le applicazioni presentati abbracciano aspetti, tecnologie o comunque nozioni riferibili a più di una disciplina, concorrendo tutti a comporre “lo spazio” dell’Informazione Geografica nazionale.
Immergendoci allora in questo spazio, è forse più interessante portare in evidenza qualche elemento di novità o qualche curiosità emersa dall’analisi della distribuzione per temi. Ad esempio, quest’anno vi è stato un exploit dei lavori relativi alla cartografia storica. Gli studiosi e gli appassionati di questa branca della cartografia, potranno seguire sia una sessione dedicata a questo tema, sia assistere alla presentazione di una ricca esposizione di poster su questo argomento.
Un altro tema per il quale quest’anno si è avuto un incremento significativo di proposte pervenute è quello dell’energia o, più specificatamente, dell’utilizzo della geomatica nell’ambito dell’impiego delle energie rinnovabili: la valutazione del potenziale sfruttabile, l’individuazione dei siti idonei, la gestione delle installazioni, ecc. . Anche per questo argomento, il complesso delle proposte raccolte ha permesso di inserire nel programma sia una sessione orale, sia una poster.
Infine, per concludere questo nostro primo contributo sulla Rete, per la Rete, osserviamo che alcuni temi proposti nel “call for paper”, non hanno ottenuto riscontri. A titolo di esempio, non sono stati presentati lavori riguardanti i Location Based Services, come pure contributi relativi all’integrazione dell’Informazione Geografica con i sistemi Enterprise, oppure applicazioni di Location Business Intelligence. Forse questa osservazione meriterà un approfondimento nei prossimi scritti, chissà, grazie anche a qualche spunto, qualche riflessione inviata dai lettori di questo post.
Vi diamo appuntamento per i primi di Settembre e auguriamo ai fortunati che iniziano le ferie estive… un fantastico agosto.
Il Consiglio Scientifico ASITA
L'articolo Stateve accuorti: la conferenza ASITA s’avvicina è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
E’ in versione Beta, ma sembra promettere bene. GIS Stack Exchange: Domande e risposte sui GIS, fuori dai canali classici delle community e delle mailing-list, hanno a disposizione un nuovo canale. Fuoriuscito dal calderone di Q&A dell’ Area 51, si propone come un’alternativa agile e reattiva allle richieste più varie del vasto mondo GIS.
L’aspetto che ritengo particolarmente interessante, è la sua natura (almeno a prima vista) libera da schieramenti di gusto o culturali (proprietario vs free/open source, esri vs resto_del_mondo, ecc.). Una sorta di “duty free” della conoscenza, che offre un luogo di scambio e di aggiornamento su pratiche e tecnologie che magari non abbiamo modo (o interesse) di utilizzare, ma che sono sempre una fonte di arricchimento.
A mio modesto vedere, GIS Stack Exchange dovrebbe rimanere uno strumento per richieste rapide e circoscritte e, spero, che non si limitino solo agli aspetti strettamente tecnicistici. Del resto esistono già community e canali dedicati, che offrono il supporto più adatto ai prodotto specifici e un’utenza specialistica più vasta di quanta, probabilmente, ne potrà attrarre questo canale.
Insomma, staremo a vedere come evolverà. Intanto mi sono fatto un giretto tra le ultime domande, e mi sembra che l’attività comincia a entrare a regime…
L'articolo Novità: GIS Stack Exchange. Domande e risposte libere sul mondo dei GIS è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha emanato pochi giorni fa le Linee guida per i siti web delle pubbliche amministrazioni. Nel comunicato stampa ufficiale - in fondo al quale troviamo i link ai vari documenti – si afferma:
Il loro obiettivo è quello di suggerire criteri e strumenti utili alla razionalizzazione dei contenuti online, riducendo al tempo stesso il numero dei siti web pubblici ormai obsoleti. Tra gli obiettivi di una PA di qualità vi è infatti anche l’esigenza di fornire tramite web informazioni corrette, puntuali e sempre aggiornate nonché di erogare servizi sempre più fruibili a cittadini e imprese.La cosa interessante è che si parla anche di dati aperti. Mi piace citare testualmente la quinta sezione, dedicata a “Criteri di indirizzo e strumenti per il trattamento dei dati, della documentazione pubblica e per la loro reperibilità”:
I dati e i contenuti prodotti e gestiti dalla pubblica amministrazione nell’esercizio delle proprie attività, rappresentano una risorsa strategica da un punto di vista sociale, politico, economico e culturale. Si tratta di un enorme patrimonio di conoscenza, che non sempre è facilmente accessibile da parte degli utenti. L’adeguata diffusione di queste informazioni (dati statistici e territoriali, rapporti socio-economici e ambientali, normativa, ecc.) può rappresentare un importante elemento per favorire la crescita economica e produttiva, la ricerca, l’innovazione, la competitività e per incoraggiare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, dando loro la possibilità di valutare l’efficacia dell’attività dell’ente, nel rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità.
Ma vediamo cosa c’è di concreto in queste linee guida.
Classificazione e semantica (Cap. 5.1)Richiamando il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), che delinea il principio di generale disponibilità in rete dei dati pubblici mediante la “possibilità di accedere ai dati senza restrizioni non riconducibili a esplicite norme di legge”, le linee guida definiscono le modalità attraverso le quali devono essere garantite reperibilità, interoperabilità e semplicità di consultazione dei dati stessi. Si parla di semantica!
I sistemi di classificazione utilizzati per le risorse dei siti web della pubblica amministrazione devono consentire l’interoperabilità semantica, ovvero la possibilità di individuare in modo omogeneo gli attributi che caratterizzano una risorsa (metadati) e i valori che gli attributi possono assumere (vocabolari) quando si descrivono i contenuti.
E si fa esplicito riferimento al Dublin Core per quanto riguarda i metadati, si sottolinea la necessità di utilizzare “vocabolari” condivisi tra le PA per favorire l’integrazione delle loro risorse, facilitare e rendere più efficace la ricerca dei dati nei repository pubblici da parte dei cittadini. Repository che dovrebbero inoltre ispirarsi alla politica di accesso aperto ai documenti prodotti, secondo un modello simile a quello sviluppato in ambito accademico tramite il movimento Open Access. Si parla poi di classificazione semantica multidimensionale a faccette, un paradigma dell’architettura dell’informazione piuttosto interessante, che è possibile approfondire in questo interessante articolo di Trovabile, rivista online al cui feed RSS bisognerebbe assolutamente abbonarsi.
Formati aperti (Cap. 5.2)Dopo una generica introduzione su “cos’è un formato aperto” e “perchè utilizzarlo”, il Ministero della PA si spinge a elencarne alcuni, che vi riporto qui sotto:
E si arriva alle licenze di distribuzione dei contenuti, che il Ministero raccomanda garantiscano il riuso delle informazioni per fini non commerciali. A tale riguardo si spinge decisamente verso le licenze Creative Commons, raccomandando più in generale:
L’avvento del cittadino “hacktivista”
Queste linee guida contribuiscono a creare i presupposti affinchè la strada verso i dati aperti, liberi, accessibili (e speriamo grezzi) detenuti dalle PA venga spianata. Ma la loro emanazione non comporta in sè un cambiamento immediato e automatico, non almeno qui in Italia. Purtroppo nel nostro Paese, per raggiungere obiettivi concreti spesso è necessario ricorrere a provvedimenti normativi che impongano scadenze e stabiliscano in dettaglio gli aspetti tecnici, anche se questo ha i suoi pro e i suoi contro, come ha recentemente dimostrato il recepimento della Direttiva INSPIRE da parte del nostro Governo.
Il processo di riforma delle modalità con le quali le PA organizzano e rendono disponibili ai cittadini le informazioni che li interessano, passa infatti anche attraverso il ripensare il ruolo del cittadino come attivo e con diritto al loro accesso, oltre che attraverso una ridefinizione e standardizzazione degli aspetti tecnologici. E’ chiaro che rendere disponibili i dati con formati e contenuti aperti non basta. Dal suo canto, è lo stesso cittadino che deve rendersi consapevole di cosa può fare con i dati, c’è dunque bisogno di un suo ruolo attivo. Stiamo parlando del cittadino hacktivista.
Il termine “hacktivismo” deriva dalla fusione dell’inglese “hack” con “attivismo”. A questa idea o movimento si ispirano tutti coloro che ritengono fondamentale poter accedere liberamente ai dati e alle informazioni, per poterli poi utilizzare in svariati ambiti, andando oltre la loro semplice e diretta diffusione “tal quale”. L’hacker viene spesso associato erroneamente alla pirateria informatica, e confuso con il “cracker“, figura questa per molti versi negativa.
L’hacker è una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che gli vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della sua vita. (da Wikipedia)
Insomma, da un lato abbiamo la PA che lentamente va verso la liberazione dei dati. Dall’altro il cittadino che non sempre è consapevole di quanto accade, o comunque della portata di una rivoluzione del genere. In mezzo ci siamo noi, blogger, professionisti e appassionati di dati, a cui piace “smanettare” con essi e creare nuovi oggetti, nuove applicazioni, “cablando” il dato economico e sociale con quello geografico, per dare vita a nuovi atlanti che sappiano raccontare il nostro mondo in modi nuovi. E il nostro desiderio ultimo è quello che chiunque abbia un interesse e un minimo di voglia di mettersi in gioco e imparare, possa farlo con il minore sforzo possibile. Spesso qui su TANTO presentiamo esperimenti basati su strumenti – in genere web – che consentono l’elaborazione e la rappresentazione dei dati in maniera molto intuitiva, che non richiedono capacità da “programmatore”. In fondo l’unico limite è la fantasia, la capacità di immaginare cosa poter fare con dei dati aperti, liberi e grezzi.
Il percorso è lungo, ma molti hanno già cominciato a camminare, e sapere che anche il Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha deciso di rivestire un ruolo trainante, non può che far sperare per il meglio.
L'articolo Un altro passo verso i dati liberi nella Pubblica Amministrazione… e l’hacktivismo è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
E’ ormai da qualche mese che ESRI, con ArcGIS.com è ufficialmente con la testa tra le nuvole. Giovanni Allegri ha già dato notizia di GISCloud in un precedente articolo, in effetti il primo servizio applicativo di GIS “evoluto” e abbastanza maturo totalmente utilizzabile via web.
I tempi, la tecnologia e il mercato per parlare di GIS in the cloud – come aveva teorizzato Vector One due anni fa – sono dunque ormai maturi, e la scelta di ESRI di lanciare la sua applicazione webGIS quasi assieme alla prossima release di ArcGIS 10 è quindi “dovuta”. Tanto più che la stessa ESRI ha stretto una partnership con Amazon Web Servicesgrazie alla quale è possibile “affittare” ArcGIS Server sulla piattaforma di cloud computing di Amazon.
A mio avviso però, ArcGIS.com va in totale controtendenza con le strategie alla base di progetti come appunto GISCloud o anche CloudMade e GeoCommons e in genere quelli basati su svariate soluzioni tecnologiche, volte a garantire l’interoperabilità tra i dati seguendo le specifiche dell’Open Geospatial Consortium.
Un GIS “in the cloud” dovrebbe essere “aperto” per definizione, almeno per quanto riguarda la possibilità per l’utente di utilizzare dati e servizi di mappa via web provenienti da svariate fonti. Certo, può non esserlo per la parte applicativa, come proprio GISCloud, mentre invece CloudMade offre risorse di sviluppo, e ancora GeoCommons offre servizi business ad-hoc. Bene, ArcGIS.com non lo è nè dal punto di vista dei dati utilizzabili, nè tanto meno applicativo (avevamo dubbi?), anzi è “ESRIcentrico” in una maniera oserei dire “ottusa”. Gli unici contenuti che è possibile caricare nel proprio account non sono, tanto per dire, nemmeno shapefile (sic!) ma formati proprietari ESRI come ad esempio Map Package e Layer Package, mentre tra i servizi di mappa via web si possono importare solo quelli erogati mediante ArcGIS Server… e non certo con formati OGC (WMS, WFS, ecc)!
Qui sotto potete “ammirare” una mappa che ho realizzato utilizzando esclusivamente dati erogati dalla Provincia di Trapani e dalla Regione Siciliana, ovviamente mediante ArcGIS Server. In realtà i dati della Provincia sono esposti in maniera un pò confusa, e lo si può notare consultando i singoli servizi nella relativa pagina di ArcGIS Server. In sostanza sono stati messi troppi layer assieme, spesso ripetendoli da servizio a servizio. Quelli della Regione invece sono organizzati con un singolo layer per ogni singolo servizio, e dunque meglio utilizzabili in ArcGIS.com. In realtà mettere più layer insieme in un solo servizio non è affatto sbagliato, anzi, a patto che lo si faccia seguendo il criterio di realizzare una “vista” o mappa, ovvero rendendo gli strati visivamente compatibili (trasparenze, ordine di sovrapposizione, ecc).
Visualizza una mappa più grande
La mappa, incorporabile in pagine web mediante <iframe>, è estremamente scarna, con la possibilità di impostare solo la dimensione e metterci o meno un tool di zoom. L’obiettivo è quello di indurre l’utente a visualizzarla direttamente su ArcGIS.com cliccando sul link “Visualizza una mappa più grande”. E magari fargli aprire un account…
Insomma, il cloud GIS secondo ESRI è chiuso, sia dal punto di vista applicativo (e questo ci può pure stare) sia dell’interoperabilità con i dati. E di questo francamente non ne vedo proprio la necessità, visto che la sua posizione dominante – almeno nei segmenti business e pubblico – è sempre molto salda, e non sarebbe di certo stata intaccata dando la possibilità di utilizzare dati vettoriali come shapefile (non dico PostGIS) e importare servizi di mappa via web con standard OGC.
L'articolo ArcGIS.com il cloud GIS secondo ESRI è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
E’ appena trascorso un mese dall’entrata in esercizio del primo portale Open Data italiano, dati.piemonte.it, il quale è stato accolto favorevolmente dagli entusiasti sostenitori italiani del movimento Open Data ed addirittura classificato come portale governativo di prima categoria dal gruppo PSI (Public Sector Information) della Commissione Europea, in quanto garantisce l’accesso diretto ai dati, analogamente a data.gov.
Pur trattandosi di una versione beta, rappresenta indubbiamente una pietra miliare che dimostra la fattibilità dell’Open Data anche in Italia, nonostante le difficoltà di cui si accennava in questo recente post.
Ma vediamo in dettaglio di cosa si tratta. La pagina di accesso al portale si presenta con una grafica semplice ed accattivante su cui campeggia in primo piano il principio di fondo dell’iniziativa, una vera e propria dichiarazione di intenti in perfetto stile Government 2.0 ed in completo accordo con il senso della Direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo:
I dati pubblici sono di tutti
I dati in possesso della Pubblica Amministrazione sono un patrimonio informativo prezioso per la società e l’economia. La Regione Piemonte intende metterli a disposizione di cittadini e imprese per stimolare un nuovo rapporto fra pubblico e privato e favorire lo sviluppo di iniziative imprenditoriali.
A valle di questa esaltante premessa, seguono immediatamente pochi ma efficaci menù che rimandano ai contenuti del portale, dopodiché si va direttamente al sodo, accedendo direttamente ad un piccolo assaggio dei dati grezzi finora messi a disposizione, ad un estratto delle discussioni più recenti nel blog ed, infine, ad una sezione dedicata al riuso dei dati pubblici, dotata di una presentazione multimediale esplicativa sull’argomento.
Curiosando all’interno della sezione Dati, è possibile osservare che:
Benissimo! Siamo certamente ancora distanti dalla mole impressionante di contenuti presenti in data.gov e data.gov.uk, tuttavia sono largamente rispettate in sostanza le indicazioni del Manifesto stilato da The Guardian, contenente a mio avviso un insieme minimo di principi pienamente condivisibile.
Il rilascio dei dati grezzi prodotti dalla PA – in formato aperto e con licenze che ne consentono il riuso – può produrre effetti benefici tanto nella trasparenza dei processi decisionali delle amministrazioni, quanto nella qualità dei servizi e nell’economia immateriale che vi ruoterebbe attorno. In particolare, i raw data costituiscono una risorsa dall’enorme potenziale nascosto, che è possibile far venire allo scoperto sfruttando le relazioni esistenti tra i dati in maniera originale e creativa in fase di produzione di nuovi servizi, magari ottenendo applicazioni assolutamente impensabili da parte degli stessi produttori di dati.
TANTO si occupa ormai da diverso tempo di sensibilizzare i suoi lettori verso l’utilizzo creativo ed appassionato dei vari strumenti del web 2.0 disponibili in rete, sottolineando come essi possano rappresentare un’importante mezzo di sviluppo e di crescita sia per chi si occupa di geomatica, che per l’intera collettività. A tal fine, mi piace riportare alcuni stralci di un commento di Pietro Blu Giandonato relativo a questo interessante post:
esiste ormai sul web una messe di strumenti, applicazioni, servizi, fonti di dati formidabile, che sta crescendo vertiginosamente, e della quale non resta altro che coglierne le opportunità a piene mani. [...] In un paio d’ore, tra progettazione e realizzazione, è possibile tirare su un mashup potente, semplice e veloce per mettere in strada dati reperiti altrove da più fonti, o addirittura originali! [...] E’ necessario cambiare il paradigma della geomatica in Italia, passando dal GIS come unico strumento per la rappresentazione e gestione dei dati, arrivando a una sorta di “cloudmapping” realizzato con le decine di strumenti web 2.0 che esistono in giro. Una strada peraltro che richiede essenzialmente fantasia, creatività e intuito, che permette di costruire grandi cose con piccole azioni. Il problema è ovviamente immaginarle…
Così, mi sono chiesto: è possibile visualizzare i raw data piemontesi all’interno di una piccola applicazione di web mapping facendo in modo che i risultati delle interrogazioni siano dei bei grafici, piuttosto che noiosi numeri? Certamente! Ho scelto quindi i dati relativi alle dotazioni ICT presso i cittadini e ne ho effettuato il download accettandone le condizioni di utilizzo. Trattandosi di dati in forma tabellare, li ho semplicemente importati all’interno di un foglio di calcolo di Google Docs e poi pubblicati in modo tale che “chiunque abbia accesso a Internet possa trovarli e visualizzarli“, ottenendo la struttura seguente:
I dati prescelti possono essere analizzati secondo differenti chiavi di lettura (query). Ad esempio, è possibile risalire alle dotazioni ICT per provincia e per anno, così come alla singola dotazione per provincia negli anni 2005-2009. Mi sono posto pertanto il seguente obiettivo: individuare lo strumento web 2.0 più agevole per interrogare la tabella come all’interno di un database, in modo da poter estrarre di volta in volta solo i dati necessari per ottenere il grafico corrispondente ad una particolare query. Dopo vari tentativi con Yahoo! Pipes ed YQL (Yahoo! Query Language), peraltro abbastanza ben riusciti (li trovate qui), ho individuato nel Query Language delle Google Visualisation API un’alternativa relativamente semplice ed efficiente, tale da scongiurare la necessità di dover configurare un web server e risolvere le beghe informatiche dovute alle cross-domain restrictions. Si tratta praticamente delle stesse API che consentono di ottenere dei grafici a partire dai dati.
A proposito della componente geografica, ho deciso di utilizzare come client OpenLayers (di cui si parla spesso qui su TANTO) per via della sua enorme versatilità e semplicità d’uso, un servizio TMS (Tile Map Service) di OpenStreetMap come layer di base ( i “linked data” per eccellenza!), ed i confini ISTAT delle province reperibili qui, utilizzabili per scopi non commerciali a patto di citarne la fonte. Questi ultimi sono stati convertiti nel formato GML ed opportunamente trasformati nel sistema WGS84 (EPSG:4326).
In definitiva, il funzionamento dell’applicazione è molto semplice ed intuitivo: scelta una delle opzioni (query) poste in basso, per interrogare una delle province piemontesi occorre semplicemente cliccare sulla corrispondente entità vettoriale che la rappresenta in mappa. Comparirà successivamente un popup contenente la denominazione della provincia, il titolo del grafico ed il grafico stesso (dotato di legenda, se necessaria). Questo è il mashup risultante:
Per concludere, ho alcune interessanti novità da segnalare. Nel frattempo, negli altri Paesi il modello di Open Government procede inesorabilmente la sua marcia. In particolare, nel Regno Unito è stata appena istituita una Commissione per la Trasparenza nel Settore Pubblico con il compito di guidare l’agenda sulla Trasparenza del Governo, rendendola un elemento cardine di ogni sua attività e assicurando che tutti i Dipartimenti presso Whitehall rispettino le scadenze fissate per il rilascio di nuovi dataset pubblici. Inoltre, è responsabile della definizione di standard sui dati aperti per l’intero settore pubblico, recependo ciò che è richiesto dal pubblico e assicurando l’apertura dei dataset più richiesti. Un primo importante compito della Commissione attualmente in itinere consiste nella definizione dei Principi di Trasparenza dei Dati Pubblici mediante il diretto coinvolgimento degli utenti.
Un’altra novità di rilievo è la nascita del portale italiano CKAN, un progetto ad opera della Open Knowledge Foundation. Si tratta di un catalogo di dati e contenuti aperti creato allo scopo di facilitarne la ricerca, l’uso e il riuso, al quale è possibile contribuire liberamente, fornendo informazioni sulle banche dati (metadati), quali l’URL della risorsa, l’autore e il soggetto che detiene la titolarità dei dati, la versione e la licenza d’uso.
Sempre in Italia, un’altra notizia che fa ben sperare: il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, durante un’intervista a Frontiers of Interaction 2010, ha annunciato la creazione di un data.gov italiano entro la fine dell’anno. In particolare, la pubblicazione dei dati pubblici dovrebbe servire da contromisura ai fenomeni di corruzione legati agli appalti. Finalmente!
L'articolo I pionieri dell’Open Data in Italia è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
Ho la fortuna di avere un amministratore di sistema dalle “buone letture”. E’ anche e soprattutto un amico, e qualche volta mi segnala degli articoli da leggere. Lo fa con l’obiettivo di farmi un piccolo regalo e/o per stimolarmi dal punto di vista umano e professionale. L’ultima volta qualche giorno fa con “Cos’è una mappa (per bambini)“.
E’ un bel post del blog “Mappa Mundi – carte e geopolitica“: “si parla di mappe e geopolitica (e di cartografia) prendendo spunto dall’attualità internazionale e si parla di attualità internazionale prendendo spunto da carte rintracciate in Rete o su altre fonti”.
Per il nome del blog è sufficiente scomodare wikipedia:
Mappa mundi (plurale mappae mundi) è il termine con cui in generale si indicano le mappe del mondo di epoca medievale.
L’autore è Alfonso Desiderio – giornalista di National Geographic Italia e Limes, rivista italiana di geopolitica – e leggerlo è stato una bella scoperta.

Cos’è una mappa (per bambini)
Nel post che ho citato sopra, racconta dell’impresa di far comprendere, a dei bambini di una (fortunata) scuola materna, il significato ed il valore di una mappa. Si è spinto oltre, ed è riuscito anche a fare creare delle mappe a questi cuccioli d’uomo. Tra queste, una mappa del tesoro che consentisse ad una delle maestre coinvolte, di trovare un pacco di biscotti ben nascosto nell’aula dove si è svolto l’incontro. Il resto lo leggerete nel suo post.
Mappa Mundi è nato quest’anno a Febbraio e mi dispiace non averlo incontrato prima; mi sembra già un vecchio amico.
Buona lettura
L'articolo I bambini, le mappe ed un blog da seguire è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
Esistono delle svolte epocali che lasciano il segno nel mondo dell’informazione geografica. In passato, una di queste è scaturita sicuramente dall’Executive Order 12906, emanato nel 1994 dall’allora presidente degli USA Bill Clinton, che ha portato alla costituzione della National Infrastructure of Spatial Data (NSDI) e senza del quale forse oggi non esisterebbe l’ossatura portante dell’infrastruttura di dati spaziali europea INSPIRE.
Un documento di portata eccezionale molto recente è, invece, il Memorandum sulla Trasparenza e l’Open Government di Barack Obama (gennaio 2009) che, sancendo i principi dell’Open Government (trasparenza, partecipazione e collaborazione), ha prodotto la nascita del portale governativo americano data.gov al fine di incrementare l’accesso pubblico ai dati prodotti dai vari dipartimenti del governo federale, dati che sono rilasciati rigorosamente in formato aperto (Open Data).

Altro provvedimento scaturito dal memorandum presidenziale è l’Open Government Directive del dicembre 2009 (già citata da Sergio Farruggia nel suo ultimo post), che definisce nel dettaglio gli adempimenti dei dipartimenti esecutivi e delle agenzie per l’implementazione dei suddetti principi secondo scadenze temporali molto ristrette (solo 45-60 giorni!).
Una forte carica di innovazione era d’altronde già presente nell’illuminante talk di Tim Berners-Lee al TED 2009 (di cui TANTO si era occupato qui), in cui si auspicava un nuovo cambio di prospettiva della rete delle reti da attuarsi mediante il rilascio dei raw data: solo ponendo in relazione tra loro i dati grezzi, ottenendo i linked data, è possibile portare alla luce il loro enorme potenziale inesplorato, ovvero quel valore aggiunto implicitamente contenuto in essi. Era nato dunque l’Open Data Movement.
Tali eventi non hanno tardato nel sortire i loro effetti in giro per il mondo. Da allora stiamo assistendo al proliferare di altre iniziative in tal senso, tra le quali spiccano i portali del Regno Unito, della Nuova Zelanda e dell’Australia. Inoltre, anche la Banca Mondiale (si veda il post di Pietro Blu Giandonato) e, sempre in UK, l’Ordnance Survey hanno recentemente liberato una cospicua parte dei dati in loro possesso al fine di promuoverne il riuso.
Brown asked: “What’s the most important technology right now? How should the UK make the best use of the internet?” To which the invigorated Berners-Lee replied: “Just put all the government’s data on it.” To his surprise, Brown simply said “OK, let’s do it.”
(da Goodbye Gordon Brown: but thanks for the data … and the campaign goes on)
La direttiva sull’Open Government rappresenta non solo un importante tassello strategico nel disegno della trasparenza politica obamiana, ma produce concretamente anche la possibilità di sviluppare business, innescando “una competizione sulla qualità dei servizi e delle applicazioni prodotte, che genererebbe sicuramente una ripresa di tutto il settore dell’economia immateriale“, come spiega Gianluigi Cogo nell’approfondimento di Nóva dedicato all’Open Data.
La liberalizzazione dei dati secondo standard aperti ha infatti scatenato iniziative come Apps for democrazy che, nell’arco di un mese, ha prodotto la realizzazione di ben 47 applicazioni di pubblica utilità per il web, iPhone e Facebook con un ritorno economico sull’investimento stimato intorno al 4000%. Per comprendere meglio le potenzialità derivanti dall’uso degli open data, un interessante caso di studio ci viene offerto dal Canada, dove è stata scoperta una maxi frode fiscale che ha coinvolto le maggiori società di beneficenza del Paese per un importo pari a ben 3,2 miliardi di dollari.
E’ possibile quindi realizzare un primo punto della situazione del movimento globale Open Data, così come ha fatto Tim Berners-Lee al TED 2010 (il talk è sottotitolato anche in italiano):
L’esempio di utilizzo degli Open Data forse più emblematico presentato da Berners-Lee è quello della mappa disegnata da un avvocato per dimostrare la forte correlazione esistente tra le case occupate da bianchi e quelle collegate all’acquedotto, risultato della discriminazione razziale verso i neri a Zanesville (Ohio, USA), che ha convinto il giudice a condannare la contea ad un risarcimento di oltre 10 milioni di dollari. Tale esempio è la semplice dimostrazione di quali interessanti informazioni sia possibile ottenere, ponendo in relazione gli Open Data, in settori quali ad esempio l’epidemiologia geografica (a tal proposito si veda questo post). Inoltre, proprio in questi giorni, è trascorso il primo anniversario di data.gov ed è possibile trarne un primo entusiasmante bilancio direttamente dal CIO Vivek Kundra sul blog della Casa Bianca.
Di fronte all’evidente pragmatismo del mondo anglossassone, probabilmente il lettore si chiederà cosa si sta facendo adesso o si farà in futuro in Italia. In tal senso, si ritiene opportuno segnalare questa intervista ad Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie, secondo il quale la pubblicazione e l’accesso ai dati pubblici in Italia è attualmente una sorta di percorso ad ostacoli. In particolare, egli sostiene che da un lato ci sono problemi a livello organizzativo:
Dall’altro, esistono anche evidenti limiti a livello normativo:

In definitiva, c’è molto lavoro da fare, ma qualcosa comincia a muoversi. Recentemente stiamo assistendo all’apertura del PCN (futuro geoportale nazionale di INSPIRE) nei confronti del movimento OpenStreetMap e alla nascita del primo portale Open Data italiano, dati.piemonte.it. Sicuramente, non è finita qui!
L'articolo Open Government e Open Data: bilanci e prospettive è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
Il sistema GIS Cloud (beta) comincia a far parlare di sé.
GIS Cloud – General from GIS Cloud on Vimeo.
Si tratta di un sistema di cloud computing dedicato a servizi webgis che, in linea col concetto di “software as a service” , permette di sfruttare risorse hardware a software distribuite per realizzare servizi GIS online.
Tra le numerose funzionalità, offre la possibilità di creare progetti online, di caricare, gestire, editare, esportare, ecc. dati raster e vector di tutti i principali formati noti. Oltre a diverse librerie proprietarie, GIS Cloud si appoggia anche a GDAL e OGR, a garanzia di un’alta interoperabilità.
I layer, una volta caricati e impostati, possono essere pubblicati sia tramite il loro flash viewer, che coe servizi WMS/WFS, nonché di fungere da client di servizi OGC, offrendo così la possibilità di realizzare anche mashup e servizi a cascata. Non poteva mancare il supporto ai servizi Openstreetmap, Google Maps, e simili.
Sono presenti inoltre alcuni semplici strumenti di analisi GIS e statistica, come esempio delle ulteriori funzioni che saranno rese disponibili in futuro…
Insomma, un oggetto da tenere d’occhio. In attesa di ricevere il vostro Free Account (che offre tutte le funzionalità ma in un ambiente non dedicato, con risorse condivise tra tutti gli utenti gratuiti e quindi non garantite) vi invito a fare un giro tra i video della loro sua gallery.
L'articolo GIS Cloud – il cloud computing per il webgis è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.
Vittoria Paola mi ha segnalato questo evento che si terrà a Cork il 21 ed il 22 Giugno, e con piacere rigiro la cosa qui. Questi i temi:
Environmental data and applications have some peculiar features that make them distinct from the typical application in applied computer science. During recent years, this has led to the emergence of Environmental Informatics or Enviromatics (Environmental Information and Decision Support Systems). This is a novel field of Applied Informatics which is concerned with the application of computer science techniques to environmental problems. The same methodological and conceptual framework is shared by Computational Sustainability: “an interdisciplinary field that aims to apply techniques from computer science, information science, operations research, applied mathematics, and statistics for balancing environmental, economic, and societal needs for sustainable development”. The ultimate aim of these new and evolving areas of modern research is to develop computational and mathematical models to support decision making in challenging real world problems denoted by the often misused or vaguely defined concept of “sustainability”.
The colloquium will provide cutting-edge data analysis and modeling tools for a variety of practical applications by presenting concepts, algorithms, and case studies related to environmental problems. Attendees can expect a series of presentations on spatio-temporal data organization, analysis, modelling.
The colloquium will be useful for beginning users as well as advanced researchers.
Trovate qui tutti i dettagli:
http://www.4c.ucc.ie/colloquium2010/
L'articolo Colloquium on Spatio-Temporal Data Analysis è apparso originariamente su TANTO. Rispettane le condizioni di licenza.